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Finisce in ospedale dopo fatto in un centro abusivo

Lunedì 25 Agosto 2008

E´ finita in ospedale, ma ha rischiato di peggio, una ragazza di 15 anni di Galatone per un malore avvertito dopo che pochi giorni prima si era fatta fare un piercing sulla lingua da un uomo di professione istruttore di scuola guida e che aveva messo su, nella propria abitazione del centro storico, un vero e proprio laboratorio abusivo. L´uomo, C.D. di 43 anni, svolgeva questa attività senza autorizzazione ed è stato denunciato dai carabinieri.

Secondo quanto accertato dai militari della compagnia di Gallipoli, la ragazza si era recata al centro accompagnata dal suo fidanzatino anche lui quindicenne, dopo aver meditato per un po´ la decisione e averne parlato con gli amici. Del fatto erano all´oscuro i suoi genitori, dai quali il piercing avrebbe dovuto essere autorizzato, e che invece avrebbero opposto un sicuro diniego alla richiesta della minorenne.

I guai sono cominciati subito dopo l´intervento, costato 25 euro, denaro raccolto con pazienza dalla paghetta settimanale: la ragazza ha avvertito un forte dolore, causatole dallo spillone applicatole alla lingua, ma inizialmente non ha detto nulla ai familiari. Dopo 24 ore, però, sono cominciate le difficoltà nel parlare e i problemi di respirazione, provocati da un´infezione batterica e dalla lesione alla lingua.

Delle complicazioni si è accorta la mamma, che ha subito accompagnato la 15enne all´ospedale di Gallipoli dove è stata medicata e giudicata guaribile in 20 giorni. Sua madre si è poi rivolta ai carabinieri che hanno rintracciato il piercer abusivo e sono risaliti al laboratorio abusivo, dove si praticavano anche tatuaggi: all´interno, hanno trovato e sequestrato vari attrezzi tra cui quattro forbici, otto pinze, due pistole foratrici, un centinaio di aghi, numerosi piercing di varie fogge e tipi, anelli e anche antibiotici e disinfettanti, oltre a una valigia con altri “attrezzi del mestiere”. Ma non solo: nella stanza convivevano anche cani e gatti, in condizioni igieniche non ideali per un´attività del genere.

Il piercer, che è titolare di una scuola guida e che gestiva abusivamente il centro, è stato denunciato per esercizio abusivo di professione. Che non si occupasse solo della preparazione dei giovani per il conseguimento della patente, pare che in paese fosse cosa risaputa. Tanto che a lui la ragazzina era arrivata dietro segnalazione di un coetaneo.

L´altra mattina, la sua attività fuorilegge è finita quando i carabinieri di Gallipoli insieme con i colleghi del Nas di Taranto, hanno perquisito la sua abitazione. Davanti ai carabinieri l´istruttore di scuola guida avrebbe candidamente ammesso: «Forse - ha detto - sono stato un po´ leggero e superficiale».

Vuoi fare il vigile? No ai tatuaggi, sì ai denti buoni!

Lunedì 4 Agosto 2008

vigileNiente tatuaggi e piercing se si vuole fare il vigile urbano a Lavis. Accade nel paese a cinque minuti da Trento, 8.354 abitanti, dove l’amministrazione comunale erca vigili urbani, ma “senza tatuaggi e piercing”, come si legge nel banco di concorso. Il requisito per gli uomini del comandante della locale Polizia municipale, Marco Zatelli, e’ pertanto non avere segni sul corpo “deturpanti” o “indice di personalita’ abnorme”, come il Comune di Lavis ha disposto. Il giornale ‘Trentino’ riporta oggi altri particolari del concorso che sta gia’ facendo discutere. Sul bando datato 18 luglio si classificano i tatuaggi e i piercing nella sezione “imperfezioni e infermita’”, assieme ad “ernie e varici, alcolismo, tossicomanie e intossicazioni croniche e malattie e indisposizioni fisiche che possano ridurre il completo e incondizionato espletamento del servizio”. A giudicare l’idoneita’ -anche estetica- dei due nuovi vigili ci pensera’ un apposito “collegio sanitario”. Ma - precisa il sindaco di Lavis, Graziano Pellegrini- “non sara’ escluso un candidato che si presentera’ con un orecchino, dato che si tratta di cosa socialmente oramai accettata”. Infine anche la dentatura del vigile sara’ importante; infatti all’articolo 23 e’ richiesto un “apparato dentario tale da assicurare una regolare funzione masticatrice”.

Il Ministero corre ai ripari

Lunedì 16 Giugno 2008

Regole valide a livello nazionale su piercing e tatuaggi. Il Ministero del Welfare ha affidato al proprio ufficio legislativo l’incarico di valutare l’opportunità di promuovere una legislazione nazionale che fissi principi e criteri per l’esercizio di attività legate all’inserimento di piercing e tatuaggi. Il ministero ricorda che l’atto, diretto alle Regioni e all’Associazione dei tatuatori, «prevede l’attivazione di corsi di formazione obbligatori per coloro che praticano tali attività nonchè l’adozione di tutte le misure di igiene e profilassi necessarie. Inoltre, la Circolare ministeriale dispone la necessità di una specifica autorizzazione della competente Asl per coloro che effettuano tali procedure che, comunque, non possono essere eseguite sui minori, eccezion fatta per il piercing sul lobo dell’orecchio che può essere eseguito con il consenso dei genitori».

La decisione del Ministero arriva dopo il caso della donna di Merano
in fin di vita per un piercing al sopracciglio. Finora solo Campania, Lazio, Puglia, Lombardia, Veneto e Toscana hanno adottato le norme di sicurezza ministeriali, che riguardano in primo luogo l’obbligo a utilizzare aghi usa-e-getta e coperture monouso, oltre a requisiti per i tatuatori con corsi e riconoscimenti professionali regionali. Ma proprio la giunta della Provincia Autonoma di Bolzano, nel 1999, aveva già emanato un regolamento che prevede norme precise per i piercer, tra le quali anche un corso obbligatorio di 30 ore per ottenere la licenza.

I tatuaggi? Fanno perdere il posto di lavoro

Venerdì 9 Novembre 2007

Ragazza di La Spezia esclusa dal concorso per la polizia. «Ma io ricorro al Tar»

MILANO — Prima di farvi un tatuaggio, pensate bene a quello che volete fare nella vostra vita. Calciatore? Più tatuaggi avete meglio è. Un esempio: Marco Materazzi che si è ricoperto il corpo di disegni, frasi e cifre (le date di nascita dei suoi figli), trasformandosi da brutto anatroccolo del calcio italiano in sex symbol. Oppure, dentro di voi brucia il sacro fuoco della recitazione? Nessun problema. Da Angelina Jolie (schiena deturpata da tatoo) a Mikey Rourke (tatuato come un galeotto d’altri tempi), fino a Laura Chiatti e Asia Argento è una parata di simboli, tribali e altri classici del genere. Non sapete recitare ma volete andare in tv? Nessun problema per le ragazze che sognano di diventare Veline (Elisabetta Canalis ha un bel campionario di tatuaggi). Fuori categoria le rockstar. La cantante del momento, l’inglese Amy Winehouse, ha trasformato il suo corpo in una tela per maestri tatuatori.

Se invece avete i piedi piantati per terra e puntate a un impiego sicuro, magari da ottenere attraverso concorso pubblico, oppure sognate una vita di routine in fabbrica, meglio pensarci due volte. E non sia mai che, dopo essersi fatto un tatuaggio, uno ambisca ad indossare l’uniforme per difendere i cittadini. Come ha riportato ieri il Secolo XIX, una ventiduenne di Spezia, Ramona Angiolini, è stata scartata da un concorso pubblico per il reclutamento di 1507 allievi agenti di polizia. Tutta colpa di una farfalla («Grande due centimetri») sulla caviglia destra. Bocciata Ramona, nonostante avesse superato i test psico-attitudinali. E’ stata ritenuta «non idonea al servizio di Polizia».

La ragazza è stata scartata in base alle disposizioni di un decreto ministeriale del 2003 che stabilisce, tra le cause di non idoneità a vestire la divisa «i tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme o quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme». Il caso non è nuovo e Angiolini si è rivolta a un avvocato presentando ricorso al Tar.

«Tatuaggi, collanine, cicatrici non sono il massimo per chi vuole indossare l’uniforme. Si parla di segni esteriori evidenti, questo per ragioni di sicurezza. Un tatuaggio rende più facilmente riconoscibile una persona. Non il massimo per chi vuole fare questo mestiere», dice Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia. «In realtà il problema si pone soprattutto per chi è già in servizio. Un agente che si fa un tatuaggio subisce sanzioni disciplinari per lesione del decoro della Polizia. Ma non c’è una vera e propria normativa. Sono stati arruolati ragazzi che hanno tatuaggi, anche evidenti, con riferimenti a mafia e camorra per poi impiegarli in missioni sotto copertura».

Dunque, se non siete calciatori, attori, veline e rockstar preparatevi ad essere discriminati per colpa di quel tatuaggio fatto in ricordo di una vacanza, di un amore o per colpa di una sbronza. Anche perché, in materia, regna il caos. Fino al al 1998 le linee guida del ministero della Salute vietavano i tatuaggi sul viso e nient’altro. Poi, il divieto è decaduto. «Se uno vuole tatuarsi il collo, cerchiamo di scoraggiarlo proprio per le difficoltà che potrebbe incontrare sul lavoro», assicura Tiziano Pirina vice presidente dell’Associazione piercer e tatuatori professionisti. «Ma se il cliente insiste, nessuna legge ci vieta di fare il tatuaggio che desidera».

In alcuni casi sopperiscono i regolamenti comunali. Per esempio a Segrate, provincia di Milano, dal 2000 il Comune vieta i tatuaggi agli agenti della polizia locale. Anche nel settore privato il tatoo è malvisto. Alcuni anni fa la Cgil denunciò che alla Barilla di Foggia, durante le selezioni per l’assunzione di 52 lavoratori, venivano scartati i candidati tatuati. Ma anche fare del bene diventa un problema. Se vi siete appena fatti tatuare, scordatevi di donare il sangue. Lo vieta la legge. Per motivi sanitari.

Fonte: Corriere.it

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