Ragazza di La Spezia esclusa dal concorso per la polizia. «Ma io ricorro al Tar»
MILANO — Prima di farvi un tatuaggio, pensate bene a quello che volete fare nella vostra vita. Calciatore? Più tatuaggi avete meglio è. Un esempio: Marco Materazzi che si è ricoperto il corpo di disegni, frasi e cifre (le date di nascita dei suoi figli), trasformandosi da brutto anatroccolo del calcio italiano in sex symbol. Oppure, dentro di voi brucia il sacro fuoco della recitazione? Nessun problema. Da Angelina Jolie (schiena deturpata da tatoo) a Mikey Rourke (tatuato come un galeotto d’altri tempi), fino a Laura Chiatti e Asia Argento è una parata di simboli, tribali e altri classici del genere. Non sapete recitare ma volete andare in tv? Nessun problema per le ragazze che sognano di diventare Veline (Elisabetta Canalis ha un bel campionario di tatuaggi). Fuori categoria le rockstar. La cantante del momento, l’inglese Amy Winehouse, ha trasformato il suo corpo in una tela per maestri tatuatori.
Se invece avete i piedi piantati per terra e puntate a un impiego sicuro, magari da ottenere attraverso concorso pubblico, oppure sognate una vita di routine in fabbrica, meglio pensarci due volte. E non sia mai che, dopo essersi fatto un tatuaggio, uno ambisca ad indossare l’uniforme per difendere i cittadini. Come ha riportato ieri il Secolo XIX, una ventiduenne di Spezia, Ramona Angiolini, è stata scartata da un concorso pubblico per il reclutamento di 1507 allievi agenti di polizia. Tutta colpa di una farfalla («Grande due centimetri») sulla caviglia destra. Bocciata Ramona, nonostante avesse superato i test psico-attitudinali. E’ stata ritenuta «non idonea al servizio di Polizia».
La ragazza è stata scartata in base alle disposizioni di un decreto ministeriale del 2003 che stabilisce, tra le cause di non idoneità a vestire la divisa «i tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme o quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme». Il caso non è nuovo e Angiolini si è rivolta a un avvocato presentando ricorso al Tar.
«Tatuaggi, collanine, cicatrici non sono il massimo per chi vuole indossare l’uniforme. Si parla di segni esteriori evidenti, questo per ragioni di sicurezza. Un tatuaggio rende più facilmente riconoscibile una persona. Non il massimo per chi vuole fare questo mestiere», dice Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia. «In realtà il problema si pone soprattutto per chi è già in servizio. Un agente che si fa un tatuaggio subisce sanzioni disciplinari per lesione del decoro della Polizia. Ma non c’è una vera e propria normativa. Sono stati arruolati ragazzi che hanno tatuaggi, anche evidenti, con riferimenti a mafia e camorra per poi impiegarli in missioni sotto copertura».
Dunque, se non siete calciatori, attori, veline e rockstar preparatevi ad essere discriminati per colpa di quel tatuaggio fatto in ricordo di una vacanza, di un amore o per colpa di una sbronza. Anche perché, in materia, regna il caos. Fino al al 1998 le linee guida del ministero della Salute vietavano i tatuaggi sul viso e nient’altro. Poi, il divieto è decaduto. «Se uno vuole tatuarsi il collo, cerchiamo di scoraggiarlo proprio per le difficoltà che potrebbe incontrare sul lavoro», assicura Tiziano Pirina vice presidente dell’Associazione piercer e tatuatori professionisti. «Ma se il cliente insiste, nessuna legge ci vieta di fare il tatuaggio che desidera».
In alcuni casi sopperiscono i regolamenti comunali. Per esempio a Segrate, provincia di Milano, dal 2000 il Comune vieta i tatuaggi agli agenti della polizia locale. Anche nel settore privato il tatoo è malvisto. Alcuni anni fa la Cgil denunciò che alla Barilla di Foggia, durante le selezioni per l’assunzione di 52 lavoratori, venivano scartati i candidati tatuati. Ma anche fare del bene diventa un problema. Se vi siete appena fatti tatuare, scordatevi di donare il sangue. Lo vieta la legge. Per motivi sanitari.
Fonte: Corriere.it